“Disponiamo di molto sapere sulle madri e sui bambini, prodotto dagli esperti, manca il sapere elaborato dalle madri” – L. Mortari
Alcuni mesi fa ho partecipato ad un incontro sul tema della genitorialità. Conciliazione e equilibrio, presenza e quotidianità, tentativi e impegno, responsabilità e fatica, cura, amore e felicità infinita sono soltanto alcuni termini che sono emersi dalle narrazioni dei genitori.
Educare significa essere implicati in un’agire pratico ad alto tasso di problematicità. Non esistono genitori perfetti né famiglie perfette, ma mamme e papà che attraverso la comprensione dei propri vissuti, possono fare scelte consapevoli per la vita dell’intero nucleo familiare. I genitori sono esperti particolari dei propri figli e della loro storia e sono mossi dall’ardente desiderio di fare il bene del figlio, da quell’amore pensoso di cui parlano Pestalozzi e Decroly.

“Famiglia” Gustav Klimt
E’ necessario restituire al contesto familiare dignità di autore di educazione riconoscendo e valorizzando le competenze e i saperi dei genitori. Un sapere che nasce dall’esperienza, da una reciprocità profonda e da una fiducia che fa nascere e sostiene le potenzialità del proprio figlio. Un’arte fatta di attesa dei ritmi e dei tempi dei propri bambini, di affetto e di sicurezza, un’arte intrisa di alleanza tra mamme e papà.
Oggi più che mai è centrale promuovere una genitorialità diffusa che permetta di condividere i compiti educativi, rafforzare le proprie scelte, riflettere insieme. Un’esempio sono i gruppi di narrazione nei quali ciascuno racconta i propri itinerari di crescita, situazioni vissute e sperimentate, uno spazio in cui “nessuno insegna a nessuno, ma tutti imparano da tutti”[1]. Il proverbio africano per educare un bambino ci vuole un villaggio è una verità educativa.
Silvia
[1] Citazione Paulo Freire