Per iniziare questo articolo sull’importanza del ‘no’ e su come affrontare le conseguenze che ne derivano, è necessario sottolineare quanto già nel primo anno di vita sia difficile comprendere i bisogni del bambino. La risposta di noi adulti lo aiuta a dare un senso ai suoi sentimenti. Prendiamo per esempio lo sviluppo di un’emozione più complicata nel bambino, ovvero la frustrazione. Non tutti gli adulti per diversi fattori tollerano il cattivo umore del bambino, ed è normale. Ciò che però può aiutarvi nella gestione di questi momenti è la tolleranza al suo disagio, in questo modo viene comunicato al bambino che si tratta di un sentimento accettabile, che si sentiranno un po’ giù che però passerà, che andrà meglio.
È importante anziché lasciare che le proprie emozioni prendano il sopravvento, imparare a controllarsi e mettersi sullo stesso piano del bambino, facendogli capire che tutto può essere superato, che può capitare di essere di cattivo umore.
Questo argomento è un argomento molto vasto, è importante tenere conto dell’esistenza di diversi fattori che alterano l’equilibrio tra adulto e bambino. Per il bambino non è piacevole sentirsi dire ‘no’ e reagisce in diversi modi. Un bambino può usare la stessa parola quasi fosse un’arma, gridando con forza la parola ‘no’ ogni qualvolta non abbia voglia di fare qualcosa. Un altro può usarla per identificarsi con gli adulti, e sentirsi più grande, più forte.
I bambini superati i due anni sono in genere impulsivi, attivi, esigenti e molto curiosi; a tratti queste possono risultare qualità o difetti, ecco perché può diventare difficile porre dei limiti.
Per fare un esempio concreto, vi riporto qui sotto un estratto di un libro che vi consiglio nel caso abbiate curiosità di affrontare più a fondo l’argomento, intitolato “I no che aiutano a crescere” di Asha Phillips:
Una madre è al supermercato con il figlio di due anni. Johnny sorride alle persone intorno a lui e chiacchiera piacevolmente con la mamma. Ad un certo punto diventa irrequieto e la mamma gli da una caramella per farlo stare buono. Ma poi, mentre lei continua a fare la spesa, il bambino vuole ancora caramelle e lei si irrita e gli dice che gli fanno male. Lui si mette a piagnucolare e ne chiede ancora, lei diventa brusca e gli dice che quel giorno ha avuto abbastanza dolci. Lui si mette a piangere, tutti li guardano, lei è irritata e si sente in imbarazzo, giudicata. Così cede. Lui adesso vuole altre cose, si agita nel carrello e strilla che vuole andare a casa. La madre gli offre ancora caramelle, ma adesso il bambino piange disperato, non vuole più le caramelle e le butta per terra. La madre è furiosa e grida.
Analizziamo la situazione dall’inizio, Johnny è felice di fare la spesa, ma poco dopo perde la pazienza e la caramella prima è consolazione, poi perde il suo valore. La madre sia per via dell’imbarazzo, che per il timore di essere giudicata ha difficoltà ad attenersi ai limiti che ha fissato. Innanzitutto è molto importante ascoltare, conoscere il proprio bambino. Se un bambino diventa fastidioso, piange o strilla probabilmente vuole comunicare qualcosa che non gli sta bene, per esempio che la spesa sta durando troppo e si sta stufando. Conoscendo il proprio bambino si può capire in partenza se una situazione particolare gli genera stress oppure no, bisogna tenere conto dei limiti di sopportazione del bambino, bisogna trovare strategie per coinvolgerlo per non farlo annoiare, a volte è necessario proporgli un patto, tenendo presente i limiti che si vogliono tenere e i limiti del bambino stesso.
È importante rimanere coerenti, se si dice ‘no’ ad un bambino bisogna anche spiegargli il perché no. Se le risposte al suo comportamento sono coerenti e ferme acquisisce una visione più solida e chiara della situazione. Nel caso in cui su un argomento mamma e papà siano in disaccordo su un qualcosa, è bene che per il bene del bambino venga trovata una soluzione, affinchè non ci sia confusione e disequlibrio nella relazione con il bambino.
In situazioni in cui il bambino mostra una reazione oppositiva al no ciò che è bene fare è fare un bel respiro e mettersi nei suoi panni, cercare di capire cosa davvero lo agita e causa questo malumore affinché si riesca a trovare una strategia. Parlate con loro e, nel caso non riuscisse ad ascoltare in quel momento le vostre parole, contenetelo emotivamente, fategli fare dei respiri, fate in modo che vi guardi negli occhi e iniziate solo dopo questo passaggio a parlargli con calma, e a spiegarli perchè in quel momento è stato pronunciato un ‘no’.
Per quanto riguarda la punizione, ci tenevo a dedicarne una piccola parentesi. Non è la punizione in sé che conta, ma quello che comunicate attraverso il vostro comportamento. Cercare di imporre la propria volontà con la forza è controproducente, un comportamento incontrollato genera paura sia al bambino che all’adulto stesso. Se qualche volta capita di dire qualcosa di cui vi pentite, la soluzione migliore è chiedere scusa . Il modello che trasmettete è quello di una persona che riflette e che va incontro all’altro, riconoscendo gli errori e facendo pace. Si aprono così anche per il bambino queste opportunità. Parlate perciò con loro, date voce alle vostre emozioni e alle loro, così da capirvi meglio.
Martina