Il ruolo dell’educatore nel gioco del bambino

Lo sguardo attento e rassicurante dell’educatore dà valore al gioco ed indirettamente lo promuove. L’educatore si pone come osservatore partecipante poiché assume un atteggiamento di disponibilità emotiva e di attenzione mirata che lo rendono presente, senza interferire nel gioco del bambino, alternando momenti di partecipazione a momenti in cui si tira indietro nel ruolo di spettatore. 

In quanto metafora di creatività ed apertura, il gioco rappresenta una condizione privilegiata per rivelare lo sviluppo di ciascun bambino, ciò che pensa, prova e sta elaborando. Osservare i bambini giocare consente di cogliere i percorsi delle loro esplorazioni e scoperte: come sostiene Vygotskij il gioco sollecita l’emergere delle capacità potenziali dei bambini e l’adulto nel sostenere questo processo arricchisce ed espande il gioco consentendogli di fare un salto evolutivo. Tale ruolo decentrato, raffinato e consapevole è preceduto dalla regia del contesto come sapiente predisposizione degli spazi e dei materiali.

L’educatore entra in relazione nelle situazioni di gioco mediante strategie di intervento intenzionali, tendendo conto se sia il momento di osservare, proporre, fare con il bambino o salvaguardare la sua capacità di giocare da solo in quanto libero. “Spettatore-Ascoltatore”, “oggetto dell’attività simbolica”, “richiesta di informazioni o azioni”, “cassaforte”, “solutore di conflitti” e “fonte e oggetto di conforto e affetto” sono sei diversi ruoli che implicano la presenza più o meno attiva dell’educatore, individuati da una ricerca in un nido d’infanzia sull’uso che i bambini fanno dell’adulto in situazioni di piccolo gruppo[1].

Nel gioco l’educatore accoglie le emozioni del bambino per restituirgliele in modo comprensibile, ciò richiede che l’adulto faccia spazio dentro di sé. E’ fondamentale che l’adulto rispetti e assegni valore alle molteplici forme nelle quali il gioco si attua. In quanto garante della cornice ludica l’educatore rappresenta una base sicura e un punto di riferimento: il suo coinvolgimento da parte dei bambini va interpretato come richiesta di valorizzazione delle condotte ludiche e di un ambiente psicologicamente rassicurante.

Silvia


[1]            S. Mayer, “L’uso dell’adulto in situazioni di piccolo gruppo”, in E. Catarsi (a cura di), Il nido competente, Juvenilia, Bergamo, 1985

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